Editoriale uscito sul numero #27 (Aprile 2014) di 365mountainbike. Le manifestazioni che si svolgono nel periodo invernale, lontane dall’annata agonistica, portano sempre uno spirito più rilassato e godereccio che meglio si concilia con il movimento fuoristrada poche parole e tanti fatti. A dire il vero alle volte anche pochi fatti ma va benissimo lo stesso…

warning: linguaggio tecnico ‘biker style’

Quest’anno si è vista una vera e propria esplosione del movimento Enduro (frase fritta ma che suona sempre bene) con tanti eventi invernali che portano sempre in auge il vecchio spirito della Mountain Bike, cioè il divertimento animato da uno spirito goliardico, anche se l’agonismo, consciamente o inconsciamente, è dentro ognuno di noi.

Questo inverno ha portato alcuni eventi, come il Vrost Contest a San Giorgio (speciale sul numero scorso) o la Winter DH a Peio in Val di Sole il 9 Marzo, dove lo sfondo era la neve, merito anche di un inverno ricco di precipitazioni nevose ma con temperature non rigide che hanno permesso di realizzare manifestazioni diverse dal solito come appunto queste sugli impianti sciistici.
Vedere rider buttarsi giù dalle piste da sci con bici non chiodate cercando a tutti i costi di rimanere in sella giocandosi jolly assurdi non ha prezzo, se poi da contorno troviamo musica e  umi di birra il tutto prende delle sembianze molto anni ‘90 con tante cadute senza conseguenze visto il terreno morbido su cui “atterrare”.

Questo spirito goliardico fa bene al movimento ed avvicina l’amatore al vero e proprio spirito con cui dovrebbe affrontare l’attività, cioè il puro divertimento senza guardare troppo al risultato. L’obiettivo del professionista va in direzione opposta, cioè ricerca la prestazione data da allenamenti duri e doti naturali fuori dal comune, che consentono di farci divertire ammirandoli in fantastiche performance, mentre l’obiettivo dell’amatore deve essere il divertimento in sella alla propria bici, senza esasperazioni, vedere biker atteggiarsi a Jerome Clementz e poi andare dritti alla prima curva non è un bello spettacolo.

L’ottima prestazione può comunque giungere di conseguenza ma deve arrivare con il sorriso sulla bocca, consci di avere un bagaglio tecnico all’altezza considerando che molte volte chi corre
divertendosi porta più fieno in cascina di chi affronta la gara con uno spirito dove l’agitazione o l’ansia da prestazione regna sovrana.

In ambito enduro questo distinguo tra amatore e professionista non è però molto facile perché veri e propri professionisti si contano su una mano (amputata, mi riferisco alla quantità dei loro allenamenti, non alle loro qualità tecniche), quindi la distinzione amatore e prof è molto labile e quest’ultimo si trasforma in agonista, categoria dove rientrano anche quegli amatori che fanno attività di buon livello. Un problema comune a tutti gli sport minori dove la specializzazione è cosa per pochi. Quindi su con la vita, meno teghe mentali, meno esasperazioni e facciamo parlare il manico*… sempre però con il sorriso 🙂

*dicesi manico la bravura, la tecnica… insomma quanto uno se la cava sulla sua bici!