Editoriale presente sullo scorso numero di Giugno di 365mountainbike.

Ci deve sempre scappare l’incidente grave di una personaggio in vista per portare l’attenzione su certi temi: dopo la terribile tragedia di Michele Scarponi anche Nicky Haiden è morto! La drammatica notizia mi è arrivata proprio mentre stavo scrivendo questo editoriale…

Lasciamo stare discorsi del tipo:”non conosciamo ancora la dinamica dell’incidente”, “informiamoci prima di stare dalla parte dei ciclisti”: all’Italiano non piace il ciclista! Pur di non arrivare tardi all’aperitivo è disposto a “fare il pelo” a 2 ciclisti affiancati su di una statale quando il sorpasso è cosa più che semplice. Dico solo una cosa: se tu automobilista centri un ciclista lui può morire, se un ciclista si scaglia contro l’automobilista al massimo ti ammacca il cofano. Ma dove dobbiamo andare con così tanta fretta che appena siamo costretti ad alzare il piede d’acceleratore ci incazziamo come delle iene? Invidia nel vedere delle persone che praticano sport mentre noi siamo stressati al volante? Neanche avessimo tutti la moglie incinta sul sedile a fianco che sta partorendo! (se siamo così stressati probabile che la moglie sia in altri luoghi).

Ok, sto generalizzando, ma la linea è quella, basta vedere il mondo del web come si indigna quando ci si mostra a favore del ciclista invece che dell’automobilista: l’italiano medio non vede l’ora di vedere 2 ciclisti affiancati (potrebbe capitare 1 volta al mese, e spesso è così, ma non ha importanza, non è questo il punto) per poter sfogare la sua rabbia e mostrare al mondo che quello che lui legge su internet e sui social è vero e non è una leggenda metropolitana: il ciclista non sta in fila indiana! E magari scatta una foto con il telefonino, mentre sta guidando, per mostrare questo FATTACCIO (con immancabile pubblicazione su Facebook per aumentare il proprio ego a suon di mi piace da altre persone che, dalla vita, non stanno proprio capendo nulla). D’altronde chi sta davanti a un pc a commentare e a incazzarsi spesso non è tra le persone più brillanti della società… questi ultimi, amo pensare, occupano il tempo in altra maniera.

Tutti siamo presi con gli smartphone (mi metto in mezzo anch’io) e l’attenzione alla guida è calata di netto ed è proprio questo il motivo del maggior numero di incidenti: se guardiamo il cellulare probabile che la sagoma di un ciclista ci sfugga, ed ecco che possiamo rovinare la vita di un’intera famiglia. Ma ci pensiamo a questo quando pubblichiamo cerca cazzate su internet?

Sicuramente un editoriale del genere, su una rivista di MTB, non ha molto senso, perché sarebbe da farlo leggere a tutti quei cretini che pensano che la strada sia delle macchine e che l’uomo sia nato per viaggiare il più velocemente possibile su queste scatole di metallo: se odiamo i ciclisti allora significa che il nostro obiettivo di vita è passare i pomeriggi in fila al semaforo ad aspettare che venga verde (l’uomo non si muove senza il verde di un semaforo)… oppure, come dice Mauro Cottone, auguro a queste persone che il proprio figlio diventi un ciclista!