Davide Sottocornola
Editoriale presente sul numero di Novembre_Dicembre (#59). Antica fiaba asiatica tramandata di generazione in generazione.

ANTICA FIABA ASIATICA TRAMANDATA DI GENEAZIONE IN GENERAZIONE

In un paese della Birmania occidentale, in un’epoca a noi sconosciuta, si è evoluta di colpo la pratica della mtb: si è passati dal sostentamento con caccia e pesca alla coltivazione della mountain bike nel vero senso della parola. Giovani e non giovani, appassionati e non, hanno trovato nel fuoristrada la loro passione e non solo. Piantagioni di ammortizzatori e forcelle nascevano in tutta la vallata e la gente del posto viveva di vendita e baratto. Anche dalle vicine zone venivano per comprare componenti freschi e nuovi.

Nasceva anche un bike park, gestito da un signore anziano che aveva visto in questa disciplina un business. Il bike park non era molto tecnico ma permetteva a tutti di divertirsi. Suo figlio Justin era notte e giorno su questi sentieri ed era oramai conosciuto in tutto il regno per le sue grandi capacità. Girava con una 26” ma presto passò ad una 27,5”: nessuna moda, la sua sensibilità e velocità alla guida lo portarono a preferire questo formato. Nel suo gruppo diversi biker cercavano di carpire i segreti per andare così forte, era diventato un guru, ma Justin era un prodigio: non sapeva spiegare perché andasse così forte… Gli veniva naturale e basta. Inutili i suoi insegnamenti: un salto o un gesto tecnico fatto da lui sembrava la cosa più semplice del mondo.

Anche i suoi “adepti” allora cominciarono a ricercare dei mezzi più moderni: comprarono delle 27,5” nuove fiammanti con componentistiche al top. Alcuni avevano soluzioni tecniche che Justin non aveva ma, nonostante ciò, gli adepti continuavano ad arrancare e non riuscivano a tenere il suo ritmo anche se due di loro, nella fattispecie Brendon e Aaron, riuscirono ad avvicinarsi. In estate Justin passò ad una 29” 160mm con ammortizzatore a molla e il suo ritmo aumentò ancora di più: era la sua bici, non c’era nulla da dire, si vedeva da come la guidava. In salita era talmente allenato che teneva il ritmo di chi aveva un cross country. Justin era uno di sostanza, non cincischiava con la bici: giù a tutta e gas aperto. Brendon decise di passare anche lui a una 29” da enduro ma le sensazioni che gli dava non gli piacevano nonostante questo cambiamento gli permise di tenere in molti frangenti il ritmo di Justin. Ma in salita non c’era verso. Cambiò perfino i copertoni copiandoli da quelli di Justin. Aaron, invece, rimase sulla sua 27,5” da 130mm: in salita chiacchierava felice con Justin e nacque così una bella amicizia mentre Brendon arrancava. In discesa Justin staccava Aaron ma tanto si sapeva chi era più forte: Aaron l’aveva capito e scendeva con stile.

Ogni salto era un whip, un table, e la gente lo ammirava per quello. Non aveva la velocità di Justin ma aveva più stile. Brendon invece migliorò, a livello di tempi in discesa ma non c’era stile e in lui c’era meno divertimento: ogni uscita era una sfida con Justin ma in lui vedevano il numero 2 mentre Justin e Aaron erano i numeri 1 in velocità e stile.

Come al solito la morale trovatela voi…
Davide Sottocornola